Questo è un saggio breve che ho scritto basandomi su un articolo trovato su "Io Donna".
Esiste una nuova tendenza tra i giovani tra i tredici e i diciott’anni, che sta dilagando a macchia d’olio conquistando il cuore di tutti gli adolescenti e svuotando le tasche dei loro poveri ed confusi genitori: è la moda Emo.
Questo termine è nato negli anni Ottanta con il sorgere di un nuovo genere musical nato a Washington, l’emocore, una sottocategoria della musica punk-hardcore. Emo viene da “emotional”, cioè emotivo, e indicava anche quei ragazzi appartenenti alla middleclass americana, che sempre negli anni Ottanta sognavano di cambiare il mondo con un comportamento alternativo, rifiutando di fumare, di drogarsi e di mangiare carne.
La sottocultura Emo scomparve negli anni Novanta con lo scioglimento delle band musicali di questa sottocultura e non se ne sentì parlare fino a qualche mese fa, grazie ad Mtv.1
L’Emo di oggi non è sicuramente l’Emo di venti anni fa, si distacca talmente dal significato originale del termine da non meritarlo neppure.
E’ difficile individuare le vere caratteristiche degli Emo moderni, in quanto sono spesso discordanti tra loro: si tratta di ragazzi isolati, taciturni, spesso depressi, ma perennemente innamorati di un ragazzo, di una ragazza, di entrambi, o dell’amore in generale.
Li si dovrebbe riconoscere dall’abbigliamento e dal look: capelli rigorosamente lisci, che coprano almeno la metà del volto, neri o colorati; abbigliamento all’ultima moda, ma da loro definito alternativo, costituito da magliette a righe, a pois, a cuoricini, a stelle, nere e bianche, o nere e rosse; pantaloni strettissimi, tanto stretti da sembrare rubati dall’armadio della sorella minore, che vengono indossati sia dai ragazzi che dalle ragazze; ai piedi, Vans o All Stars.
Disegna cuori spezzati anche se ha un amore felice, scrive l’autrice dell’articolo; il cuore infranto sanguina, ecco come mai ha schizzato di vernice rossa tutte le sue magliette, consapevoli e gnoseologiche, quelle con scritte edificanti, meglio se ambientaliste. Perché un Emo ha coscienza ecologica, soffre per le sorti del pianeta, si preoccupa per la fine del mondo, anche se è capace di deprimersi per giorni e giorni per un’unghia spezzata.
Ed è qui che questa nuova moda inizia a contraddirsi e a confondere i non intenditori: l’Emo è generoso, ma egocentrico e ama auto compatirsi; ama la vita, ma brama la morte non appena qualcosa gli va storto.
Il web è cosparso di blog e siti che pullulano di immagini “Emo”: ragazzi che si puntano una pistola alla tempia, ragazze che si tagliano le vene, sangue, armi.
Di questo i genitori non sono ancora a conoscenza, ma non c’è da preoccuparsi: è tutto fumo e niente arrosto.
Che cos’altro fa l’Emo Kid (ragazzino Emo)? Fa qualcosa di sconvolgente, e cioè legge non solo fumetti, ma addirittura libri. Sono Emo tutti i libri che fanno piangere, che mettono in contatto con le proprie emozioni, con i sentimenti autentici e immortali.
Dunque, l’Emo avrebbe fatto rinascere nei giovani la passione per la lettura, mentre prima, nessun adolescente leggeva?
Addirittura alcuni romanzi, e anche gli stessi autori, sono stati catalogati come Emo.
Quello che quindi preoccupa, è che la tendenza Emo sta inglobando in se stessa quelle che sono solo semplici passioni, passatempi, accessori.
Leggere è Emo; il cosplay, ovvero l’hobby di partecipare a raduni di persone travestite da personaggi dei cartoni animati, è Emo; scrivere racconti indossare un qualsiasi capo d’abbigliamento in voga adesso, essere silenziosi e un po’ timidi, essere depressi, è Emo.
Tutto è Emo, anche se l’Emo oggi non esiste, è solo una parola vaga che raggruppa tanti concetti confusi.
La tv, internet e da poco anche la stampa, è entusiasta di questi giovani che si vestono tutti uguali e pensano tutti allo stesso modo, dichiarando invece di essere “diversi” o “alternativi” e affermando di essere più sensibili degli altri “non-Emo” per chissà quale motivo, forse per il ciuffo.
Utile sarebbe incoraggiarli non a seguire questa moda ipocrita e priva di veri valori, ma ad allontanarsene, e a pensare con il proprio cervello, poiché una tendenza è bella quando si limita al solo abbigliamento, ma negativa quando vuole modificare e uniformare le persone.